Novità Legge di Bilancio 2021

5 Gen 2021

Agevolazioni nuove assunzioni giovani

La Legge di Bilancio prevede benefici contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato e per le trasformazioni dei contratti a termine effettuate tra il 1° gennaio 2021 ed il 31 dicembre 2022 di giovani che non abbiano compiuto i 36 anni di età al momento dell’assunzione o della trasformazione del rapporto. Perché il datore di lavoro abbia diritto allo sgravio, i giovani non devono essere mai stati assunti a tempo indeterminato prima da qualunque altro datore di lavoro e ovunque nel mondo.
Lo sgravio è pari al 100% dei contributi a carico del datore di lavoro fino ad un massimo di € 6.000,00 all’anno per 36 mesi, 48 al Sud.
Oltre i requisiti “standard”: essere in regola con il versamento dei contributi, applicare i contratti collettivi, etc., nell’unità produttiva non devono essere state licenziate persone con la stessa qualifica nei 6 mesi precedenti e non dovranno neanche essere licenziate nei 9 mesi successivi all’assunzione. Chiaramente parliamo di licenziamenti per motivi economici e non disciplinari.
Non sono incentivati i contratti di apprendistato, i rapporti di lavoro domestico, nonché quelli con personale con qualifica dirigenziale. Le agevolazioni contributive si qualificano come aiuto di Stato e pertanto sono soggette all’autorizzazione della Commissione Europea. In parole povere, al momento l’agevolazione è solo sulla carta.

 

Agevolazione assunzione donne disoccupate

I datori di lavoro che assumeranno donne prive di un lavoro regolarmente retribuito nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 ed il 31 dicembre 2022, potranno fruire di uno sgravio contributivo pari al 100% dei contributi a loro carico fino ad un massimo di € 6.000,00 all’anno per 12 mesi in caso di contratto a termine e 18 mesi per rapporti a tempo indeterminato.
Le donne dovranno essere prive di un lavoro regolarmente retribuito da 24 mesi, oppure da 6 mesi se residenti in Regioni ammissibili al finanziamento nell’ambito dei Fondi strutturali o, in alternativa, essere assunte per una professione o in un settore economico caratterizzato da una forte disparità occupazionale di genere.
Inoltre, perché il datore di lavoro possa accedere all’agevolazione, l’assunzione dovrà essere in incremento rispetto alla media occupazionale aziendale dei 12 mesi precedenti.
Considerato l’anno appena trascorso, questo ulteriore requisito rischia di far sì che l’agevolazione non sia effettivamente fruibile.

 

INPGI

In considerazione della crisi del settore giornalistico, la legge di Bilancio ha previsto che le agevolazioni contributive per nuove assunzioni previste per i datori iscritti all’Inps, valgano anche per i datori di lavoro iscritti all’Inpgi.

 

Proroga divieto di licenziamento

Come preannunciato, il divieto di licenziamento vigente fino al 31 gennaio, è stato prorogato fino al 31 marzo 2021 con le stesse caratteristiche: il divieto riguarda tutti i datori di lavoro a prescindere dal requisito dimensionale e la sua eventuale violazione comporta la nullità del licenziamento e la reintegra del lavoratore. Rientrano nel blocco sia le procedure di licenziamento collettivo che i licenziamenti individuali o plurimi per giustificato motivo oggettivo.
Fanno eccezione i licenziamenti per cambio d’appalto in cui l’azienda subentrante è obbligata a riassumere i lavoratori al momento del subentro, la cessazione definitiva dell’attività aziendale, il fallimento e i licenziamenti effettuati con accordo sindacale collettivo con caratteristiche di adesione volontaria ed uscita incentivata.
Sono naturalmente esclusi i licenziamenti disciplinari e tutti quei licenziamenti che non sono legati all’andamento economico aziendale: es. raggiunti limiti di età, superamento del periodo di comporto, etc.

 

Ammortizzatori sociali

Dopo il Decreto Cura Italia, il Decreto Rilancio, il Decreto Agosto e i Decreti Ristori, anche la Legge di Bilancio prevede nuove settimane e modalità di fruizione di ammortizzatori sociali causa COVID – 19, innovando parzialmente la materia rispetto alle norme precedenti.
A far data dal 1° gennaio 2021 i datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale, dell’assegno ordinario e del trattamento di integrazione salariale in deroga per una durata massima di 12 settimane.
Le predette 12 settimane sono collocate temporalmente in periodi differenti a seconda della tipologia di ammortizzatore sociale al quale ha accesso il datore di lavoro, ovvero nel periodo dal 1/1 al 31/3 per le aziende che accedono alla cigo e nel periodo dal 1/1 al 30/6 per gli altri datori di lavoro che possono accedere al Fis o alla cassa integrazione in deroga.
I datori di lavoro agricolo potranno richiedere fino a 90 giorni di Cisoa per COVID-19 nel periodo 1/1 – 30/6.
Per tutti, sarà possibile richiedere l’intervento dell’ammortizzatore sociale per i lavoratori in forza al momento dell’entrata in vigore della Legge di Bilancio, ovvero il 1/1/2021.
Con lo stesso criterio già utilizzato nel Decreto Agosto e poi nel Decreto Ristori, i periodi di cigo/fis/cigd, collocati a partire dal 1° gennaio 2021, sono imputati alle 12 settimane previste dalla legge di Bilancio 2021, quindi eventuali periodi non utilizzati in precedenza, vengono assorbiti dalla nuova norma e non sono cumulabili.
Rispetto ai Decreti precedenti abbiamo due note positive: l’accesso ai nuovi periodi di trattamenti d’integrazione salariale non è più subordinato alla preventiva autorizzazione dei periodi precedentemente previsti. Questo, in sostanza, fa sì che tutti possano accedere a queste nuove 12 settimane e dovrebbe anche velocizzare l’emissione dei provvedimenti di autorizzazione da parte dell’Inps che non dovrà verificare il pregresso.
Il secondo aspetto positivo è decisamente rilevante, soprattutto per alcuni: è stato eliminato quell’obbrobrio del contributo aggiuntivo per chi, nel primo semestre del 2020, aveva subito una riduzione del fatturato inferiore al 20% o non l’aveva subita affatto. Torniamo al concetto storico che di fronte ad eventi imprevisti il datore di lavoro non deve subire ulteriori aggravi.

 

Esonero contributivo per chi non chiede la “cassa”

Ai datori di lavoro privati che non richiedono i trattamenti di integrazione salariale delle nuove 12 settimane è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi per un ulteriore periodo massimo di 8 settimane fruibili entro il 31 marzo 2021, nei limiti delle ore di integrazione salariale fruite nei mesi di maggio e giugno 2020. Siamo in attesa del via libera della Commissione Europea.
Facendo i conti a spanne, nella maggior parte dei casi sarà più conveniente accedere alla cassa per l’ulteriore periodo piuttosto che chiedere l’esonero.

 

“Cassa integrazione” ai lavoratori autonomi

In via sperimentale per gli anni 2021-2023, per sostenere i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata Inps colpiti dalla crisi, nasce l’ISCRO, l’“Indennità straordinaria di continuità reddituale ed operativa”. Dai più è già stata soprannominata la cassa integrazione degli autonomi.
In sostanza, i lavoratori autonomi a basso reddito che hanno subito un importante calo del fatturato rispetto agli anni precedenti, possono richiedere un’indennità integrativa Inps per un periodo massimo di 6 mesi che non concorre a formare il reddito.
L’idea, degna di un paese civile, di riconoscere anche i lavoratori autonomi come soggetti meritevoli di tutela, si scontra con il contenuto della norma. A leggere tutti i requisiti necessari per accedere al trattamento, viene da chiedersi se qualcuno riuscirà mai a fruire di questa opportunità.
La Legge di Bilancio prevede che i destinatari:
a. non siano titolari di trattamento pensionistico diretto né assicurati presso altre forme previdenziali obbligatorie;
b. non siano beneficiari di reddito di cittadinanza;
c. abbiano prodotto un reddito di lavoro autonomo, nell’anno precedente la presentazione della domanda, inferiore al 50% della media dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nei 3 anni precedenti l’anno anteriore la presentazione della domanda;
d. abbiano dichiarato, nell’anno precedente alla presentazione della domanda, un reddito non superiore a 8.145 euro;
e. siano in regola con la contribuzione previdenziale obbligatoria;
f. siano titolari di partita IVA attiva da almeno 4 anni alla data di presentazione della domanda, per l’attività che ha dato titolo all’attuale iscrizione alla gestione previdenziale.
I requisiti di cui alle lettere a) e b) devono essere mantenuti anche durante la percezione dell’indennità.
L’indennità è pari al 25% del 50% dell’ultimo reddito liquidato dall’Agenzia delle Entrate e viene erogato dall’INPS per 6 mensilità, con un importo minimo di 250 euro e uno massimo di 800 euro al mese. La prestazione può essere richiesta una sola volta nel triennio e non dà luogo ad accredito di contribuzione figurativa.
La cessazione della partita IVA durante il trattamento di indennità determina l’immediata cessazione della stessa, con recupero delle mensilità eventualmente erogate dopo la data indicata come fine attività.
Come oramai in tutte le misure di intervento dello Stato con ammortizzatori o agevolazioni di vario genere, l’erogazione avviene fino ad esaurimento dei fondi stanziati.
Per far fronte alla maggiore spesa prevista l’aliquota contributiva per gli autonomi iscritti alla Gestione Separata aumenterà nel 2021 dello 0,26% e nel biennio 2022-2023 dello 0,51%.

 

Contratti di lavoro a termine

La legge di Bilancio 2021 proroga la norma emergenziale che consente ai datori di lavoro di rinnovare o prorogare i contratti di lavoro a termine, anche in somministrazione, in assenza delle causali previste fino al 31 marzo 2021.
Il contratto non potrà, in ogni caso, superare il limite complessivo dei 24 mesi calcolato cumulando tutti i contratti a termine avvenuti tra l’azienda e quel determinato lavoratore e potrà derogare all’obbligo della causale una sola volta, indipendentemente dalla tipologia scelta: rinnovo o proroga.

 

Congedo per paternità

La legge di Bilancio 2021 eleva a 10 giorni la durata del congedo di paternità obbligatorio da usufruire entro i 5 mesi dalla nascita del figlio. Inoltre, il padre lavoratore dipendente può astenersi facoltativamente dal lavoro per un ulteriore giorno, previo accordo con la madre e in sua sostituzione. Esteso il congedo di paternità ai casi di morte perinatale.

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